La pianura ci domina e si stende all’infinito, regalandoci nei suoi giorni più splendidi, volte di cielo limpido che mostrano all’orizzonte montagne innevate. Distinguiamo le case, il contorno dei campi, il bosco di pioppi lontano e godiamo della vista, che, finalmente, ci viene restituita.
Quasi subito, però, la Pianura torna a dimenticarsi di noi, lasciandoci a macerare in un’aria umida, densa da camminarci sopra e viziata da fumi venefici. Un velo di nebbia ci ricopre e nuovamente ci pare di non esistere.
Ce lo meritiamo!
Noi pure, infatti, ci scordiamo di lei e dissetandoci di denaro, nutrendoci di oggetti inutili, lasciamo che scorra nelle sue arterie sangue scuro e che i suoi uccelli disorientati volino tra nuvole odoranti di ozono.
Il fiume spaventato si accorge di come tutto sia cambiato, di come la gente sia cambiata, e non procede più lento come un tempo, non ha momenti per rallentare, per donare fertilità, per raccogliere storie, ha solo fretta di correre al mare e dimenticare tutto.
(Questa canzone)
A volte però il fiume frena lungo il suo percorso, e se lo fa, è solo perché sta succedendo qualcosa di speciale.
In alcune notti dove forse Sant’Antonio ha messo lo zampino, gli animali cominciano parlare e addirittura si ritrovano per giocare a carte e bere vere vino a “L’Osteria della curva del fiume”, che sta tre metri sotto al livello delle acque.
(La gara dal “Trisét”)
In quelle notti, nelle strade e per le piazze dei paesi che, da secoli riposano al fianco delle rive del Po, sembra torni la gioia di vivere, la voglia di guardarsi negli occhi, di cantare e ballare abbracciando il compagno di bevute appena incontrato. Si fanno follie fino al mattino senza pensare al giudizio divino oppure al giudizio, stavolta solo terreno, di un poliziotto che non ha mai arrestato nessuno, nemmeno la sua fantasia.
(La piàsa)
Visto come si è combinata in questi ultimi anni, rifacendosi costantemente il trucco con strati di asfalto e cemento, dalla pianura, seppure per poco, si può anche decidere di stare distanti.
Si cerca un altrove possibile, un altro io, che ovviamente non esiste: un’altra dimensione culturale e spirituale da respirare profondamente che riesca a farci riprendere fiato e nuova linfa, che possa indicarci un altro percorso. Si vola in posti che, anche se appoggiati da sempre sulla pioggia, riescono ancora a farti meravigliare, a scaldarti il cuore con il loro tepore fatto di saluti sorridenti, di cappelli al vento, di occhi discreti che da dietro una tenda accompagnano il tuo cammino di viandante con una preghiera benaugurate o con un bacio soffiato nel vento.
(Agosto’97)
Si può anche volare in posti che, invece , ti prendono per mano con una stretta vigorosa e sai che per molto tempo ancora ti seguiranno nel tuo sentiero, insegnandoti la vita e la semplicità giorno per giorno, solo con la forza del ricordo e usando la stessa energia con la quale sono riusciti a respingere a schiaffi in faccia la modernità, il tramontato vivere del civile occidente.
(Himalaya)
Nella pianura però si torna. Dopo un po’ che si è lontani si sente nostalgia.
Nostalgia della sua gente, che ancora esiste, seppur nascosta… Nostalgia del suo parlare più autentico, del suo dialetto, del suo rumore cordiale, dei suoi silenzi, della sua storia, del suo glorioso passato che schiaccia in un angolo un barcollante, mediocre presente.
Un passato fatto di nevicate abbondanti, un passato umile, di biciclette arrugginite e scarpe bucate, un passato di guerre fratricide, di idee che uccidevano la ragione e il pensiero, di idee che davano nutrimento, che davano la vita.
(La nevicata)
Capitava allora di dovere scappare dalla pianura e rifugiarsi in montagna. Pochi furono e non tanti.
Credevano in un “avvenire più umano, più giusto, libero e lieto”. Credevano nei colori della primavera e non nel nero della morte.
(Il bersagliere ha cento penne)
Oggi tutto si è ridimensionato, le passioni in questa terra trovano ostacoli e muri insormontabili. Una grande normalizzazione ci ha resi incapaci di reagire, incapaci di intendere e di non volere. Siamo su un treno che corre all’impazzata, senza fermate, senza più alcuna lontana destinazione.
La sera, nella pianura necessariamente si deve cercare un rifugio, un riparo.
(Lamorale)
Tanto di cappello quindi a tutti coloro che rimangono ancora attaccati con grande orgoglio alla possibilità di pensare a soluzioni diverse, a soluzioni possibili per un futuro a tinte più dolci.
Che il domani sappia ritrovare i legami, che sappia nutrire la capacità di indignarsi di fronte alla sofferenza e all’egoismo, di fronte al potere schiacciante di chi ci vorrebbe tutti uguali, silenziosi.
(La città nera)
Nell’attesa di ciò che di buono potrà venire non rimane che godere dell’amore, della speranza, senza avere paura di soffrire per colpa di persone crudeli. Una gentile signora che ha lunga esperienza in merito ci può fornire un valido aiuto…
Basta solo invocarla in alcune notti di luna piena, ponendo un fiore profumato sul davanzale di una finestra rimasta aperta per poter sbirciare le stelle, oppure chiamandolo forte, cantando a squarciagola il ritornello di una canzone.
(Aloisa)
E CHI NON HA AMORE COME PUO’ FARE??
Tranquilli.. Abbiate pazienza, l’amore arriva..
Spesso con l’Estate l’amore arriva e ci travolge come fosse una danza impazzita di gnomi che ubriachi saltano attorno ad un fuoco acceso, come fosse un vento improvviso a cui non possiamo porre alcuna resistenza...
Un vento che viene da tutte le parti, o forse da nessuna...
Un vento che soffia dalla luna.
(Solstizio d'estate)
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Quasi subito, però, la Pianura torna a dimenticarsi di noi, lasciandoci a macerare in un’aria umida, densa da camminarci sopra e viziata da fumi venefici. Un velo di nebbia ci ricopre e nuovamente ci pare di non esistere.
Ce lo meritiamo!
Noi pure, infatti, ci scordiamo di lei e dissetandoci di denaro, nutrendoci di oggetti inutili, lasciamo che scorra nelle sue arterie sangue scuro e che i suoi uccelli disorientati volino tra nuvole odoranti di ozono.
Il fiume spaventato si accorge di come tutto sia cambiato, di come la gente sia cambiata, e non procede più lento come un tempo, non ha momenti per rallentare, per donare fertilità, per raccogliere storie, ha solo fretta di correre al mare e dimenticare tutto.
(Questa canzone)
A volte però il fiume frena lungo il suo percorso, e se lo fa, è solo perché sta succedendo qualcosa di speciale.
In alcune notti dove forse Sant’Antonio ha messo lo zampino, gli animali cominciano parlare e addirittura si ritrovano per giocare a carte e bere vere vino a “L’Osteria della curva del fiume”, che sta tre metri sotto al livello delle acque.
(La gara dal “Trisét”)
In quelle notti, nelle strade e per le piazze dei paesi che, da secoli riposano al fianco delle rive del Po, sembra torni la gioia di vivere, la voglia di guardarsi negli occhi, di cantare e ballare abbracciando il compagno di bevute appena incontrato. Si fanno follie fino al mattino senza pensare al giudizio divino oppure al giudizio, stavolta solo terreno, di un poliziotto che non ha mai arrestato nessuno, nemmeno la sua fantasia.
(La piàsa)
Visto come si è combinata in questi ultimi anni, rifacendosi costantemente il trucco con strati di asfalto e cemento, dalla pianura, seppure per poco, si può anche decidere di stare distanti.
Si cerca un altrove possibile, un altro io, che ovviamente non esiste: un’altra dimensione culturale e spirituale da respirare profondamente che riesca a farci riprendere fiato e nuova linfa, che possa indicarci un altro percorso. Si vola in posti che, anche se appoggiati da sempre sulla pioggia, riescono ancora a farti meravigliare, a scaldarti il cuore con il loro tepore fatto di saluti sorridenti, di cappelli al vento, di occhi discreti che da dietro una tenda accompagnano il tuo cammino di viandante con una preghiera benaugurate o con un bacio soffiato nel vento.
(Agosto’97)
Si può anche volare in posti che, invece , ti prendono per mano con una stretta vigorosa e sai che per molto tempo ancora ti seguiranno nel tuo sentiero, insegnandoti la vita e la semplicità giorno per giorno, solo con la forza del ricordo e usando la stessa energia con la quale sono riusciti a respingere a schiaffi in faccia la modernità, il tramontato vivere del civile occidente.
(Himalaya)
Nella pianura però si torna. Dopo un po’ che si è lontani si sente nostalgia.
Nostalgia della sua gente, che ancora esiste, seppur nascosta… Nostalgia del suo parlare più autentico, del suo dialetto, del suo rumore cordiale, dei suoi silenzi, della sua storia, del suo glorioso passato che schiaccia in un angolo un barcollante, mediocre presente.
Un passato fatto di nevicate abbondanti, un passato umile, di biciclette arrugginite e scarpe bucate, un passato di guerre fratricide, di idee che uccidevano la ragione e il pensiero, di idee che davano nutrimento, che davano la vita.
(La nevicata)
Capitava allora di dovere scappare dalla pianura e rifugiarsi in montagna. Pochi furono e non tanti.
Credevano in un “avvenire più umano, più giusto, libero e lieto”. Credevano nei colori della primavera e non nel nero della morte.
(Il bersagliere ha cento penne)
Oggi tutto si è ridimensionato, le passioni in questa terra trovano ostacoli e muri insormontabili. Una grande normalizzazione ci ha resi incapaci di reagire, incapaci di intendere e di non volere. Siamo su un treno che corre all’impazzata, senza fermate, senza più alcuna lontana destinazione.
La sera, nella pianura necessariamente si deve cercare un rifugio, un riparo.
(Lamorale)
Tanto di cappello quindi a tutti coloro che rimangono ancora attaccati con grande orgoglio alla possibilità di pensare a soluzioni diverse, a soluzioni possibili per un futuro a tinte più dolci.
Che il domani sappia ritrovare i legami, che sappia nutrire la capacità di indignarsi di fronte alla sofferenza e all’egoismo, di fronte al potere schiacciante di chi ci vorrebbe tutti uguali, silenziosi.
(La città nera)
Nell’attesa di ciò che di buono potrà venire non rimane che godere dell’amore, della speranza, senza avere paura di soffrire per colpa di persone crudeli. Una gentile signora che ha lunga esperienza in merito ci può fornire un valido aiuto…
Basta solo invocarla in alcune notti di luna piena, ponendo un fiore profumato sul davanzale di una finestra rimasta aperta per poter sbirciare le stelle, oppure chiamandolo forte, cantando a squarciagola il ritornello di una canzone.
(Aloisa)
E CHI NON HA AMORE COME PUO’ FARE??
Tranquilli.. Abbiate pazienza, l’amore arriva..
Spesso con l’Estate l’amore arriva e ci travolge come fosse una danza impazzita di gnomi che ubriachi saltano attorno ad un fuoco acceso, come fosse un vento improvviso a cui non possiamo porre alcuna resistenza...
Un vento che viene da tutte le parti, o forse da nessuna...
Un vento che soffia dalla luna.
(Solstizio d'estate)